Fantalega del Tigre

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Non è facile spiegare perché un gruppo di amici e parenti, tutti professionisti affermati o studenti di brillante avvenire, abbia deciso, un giorno, di mettere a repentaglio la propria reputazione, i propri affetti familiari, la propria tranquillità personale per dare vita ad una lega di Fantacalcio. Quel che è certo è che da allora la nostra vita non è più stata la stessa.

Il subdolo germe della malattia ha cominciato col diffondersi nei nostri organismi, manifestando in un primo momento i preoccupanti sintomi a scadenze fisse: senso di inquietudine il sabato, alla consegna delle formazioni; nausea accompagnata ad improvvisi scoppi d’ira la domenica, durante l’ascolto delle partite; frustrazione e impotenza il lunedì, alla lettura del giornale.

Poi, progredendo la diffusione, ha finito col guastare anche i rapporti interpersonali: amicizie un tempo saldissime incrinate dall’asta per un giocatore; parentele di primo grado rinnegate per un emendamento statutario; un clima generale di invidia e di congiura.

Con tutto ciò, siamo arrivati alla quarta edizione del Torneo. Il contagio, anziché arrestarsi, ha continuato a coinvolgere altre persone, forse predisposte geneticamente, consentendo alla Lega di raggiungere il numero magico di 8 membri. Il che ha significato unire, al desiderio di annientamento fisico e morale degli avversari, la bramosia per un montepremi quanto mai appetibile, probabile causa scatenante di ulteriori, imprevedibili lotte intestine.

La malattia ci condanna ad un’altra stagione di cupe sofferenze, di colpi bassi, di scontri sanguinosi.

Se nel frattempo trovano la cura, non ce la rivelate.